I MIEI VIAGGI

Pitigliano, Sovana, Sorano i tre borghi del tufo

​Sta tornando il sole in queste giornate bagnate dalla pioggia invernale ed avvicinandosi il weekend, i miei occhi si accendono come le lucine di Natale; mentre l’entusiasmo cavalca la corrente della felicità. Tra i vari soprannomi con i quali mi chiamano, quello che più mi piace, è “euforia” perché organizzare gite fuori porta, semplici passeggiate, rivedere una persona cara, visitare luoghi..mi investe l’anima di euforia. Come fosse una parentesi fuori dal mondo, che mi allontana dalla frenesia quotidiana. Vivo tutto con massima enfasi, la stessa che poi si spegne come un fuoco di paglia, se qualcuno cerca di smontare questo stato di benessere. Ma poi, quando e se decido di andarmene, me ne vado sul serio.

PITIGLIANO

Destinazione del giorno: Pitigliano, un borgo della Maremma, conosciuto come “La Piccola Gerusalemme”. Mi era rimasto nel cuore, per il caratteristico borgo ebraico; ma anche per lo stupendo tramonto d’agosto che ero riuscita ad immortalare, prima di andarmene. I raggi del sole, filtrando tra le nubi, sprofondavano nella vallata, colorando d’oro ed arancio la facciata delle abitazioni, insinuandosi tra il verde circostante, che la notte avrebbe presto inghiottito. È un’immagine che mi si era incollata agli occhi. Questa volta però l’obiettivo è arrivare al paese di Sovana, passando per le “vie cave”: degli antichissimi percorsi etruschi a cielo aperto, sotto forma di corridoi a tratti strettissimi, ricavati scavando la roccia fatta di tufo. La struttura morfologica del tragitto è la vera meraviglia, un’attrazione unica. Camminare lungo sentieri, caratterizzati da un fondale con dislivelli, ricoperti da sassolini, sabbia e fogliame e da pareti ora altissime, ora a misura d’uomo, è un’emozione esaltante. Un ambiente quasi magico, dove il silenzio della natura, viene spezzato dal canto degli uccellini e dal rumore dei passi, calpestando rami e foglie secche, creando uno scenario affascinante. Tipico di certi film d’azione in cui ti aspetti che prima o poi esca qualcuno. Nessuna presenza umana incrociata, a parte all’inizio, dove un gruppo di ciclisti risaliva verso Pitigliano. E piu passa il tempo e più questa situazione crea in me adrenalina allo stato puro, la concentrazione sempre più attenta, ben accorta a dove mettere i piedi, ammirando con dedizione qualsiasi particolare. Gli alberi fitti ed alti, ammassati l’uno sull’altro, creano una sorta di tetto che rende difficile ai raggi di filtrare. Tali condizioni, hanno creato un particolare microclima che favorisce la crescita di una vegetazione tipica degli ambienti umidi e ombrosi: felci, muschi, licheni, edere e liane. Un paesaggio pazzesco, che contribuisce ad accrescerne il fascino ambientale. Questa natura così avvolgente dal mistero primordiale, sembra proiettarti dentro un universo in parte fiabesco, in parte intrigante. Chiudendo gli occhi, alimento la mia fantasia che mi spinge a pensare che da un momento all’altro sarebbero apparsi gli indiani a cavallo per rapirci…si lo so, a volte la mia fantasia non conosce limiti. Fuori dal bosco, ci ritroviamo a percorrere una strada fatta di breccia e polvere, costeggiata da campi di fieno e fili d’erba secchi, dove i contadini avevano adagiato delle bellissime balle. Lo scenario a tratti stepposo, cambia e la luce avvolge tutto ciò che incontra, nonostante il cielo, in parte coperto. Ci avviciniamo pian piano, 4 kilometri ed arriviamo. Ancora una volta il silenzio, unico padrone a prendere la parola, sovrastando anche l’eco delle nostra risate. Ogni tanto qualche abitazione solitaria, appezzamenti coltivati e papaveri cresciuti agli angoli di una terra arida. Giunti ad un bivio, il tragitto prosegue verso un agriturismo, mentre un’insegna in legno indica la direzione verso Sovana. Ma la distesa verde è recintata ed un cancello sempre in legno è chiuso manualmente. I dubbi si interrogano nella mente, sembra tutto così irreale. Un cenno dall’alto, un’auto prosegue verso di noi, lasciando dietro di sé una nuvola bianca che cresce di diametro man mano che si avvicina. Chiediamo per avere conferma circa la veridicità dell’indicazione, sorridendo la signora ci tranquillizza avvalorando quanto annunciato dal cartello e continuiamo il nostro viaggio. Cambia nuovamente l’ambientazione, di tanto in tanto i segni della cenere consumata da fuochi ormai spenti. L’erba è secca, i cespugli a ridosso del sentiero e poi di nuovo la via cava, si entra nel bosco. Il sentiero si stringe, il cuore sale in gola e l’emozione cresce mischiandosi ad un po’ d’ansia perché sembra non arrivare mai la fine. Tra fiction e realtà…dove anche il minimo rumore di una lucertola in movimento, diventa un boato. Usciti dalla boscaglia, torna la luce ed arriviamo ad una piazzetta dove un cartellone, indica la nostra posizione. Ancora un kilometro da percorrere, passando su strada asfaltata…la stanchezza inizia a farsi sentirsi e le gambe pesanti, affondano con lentezza il passo. Non incrociamo auto, sembra davvero che il tempo si sia fermato e noi i protagonisti di questa giornata, le uniche anime a cantare e respirare lungo gli itinerari che sembrano disegnati appositamente per noi. Finalmente arriviamo…totali 8 kilometri e non sentirli… soprattutto per l’abbigliamento non proprio consono per questi itinerari.

SOVANA

Sovana, costruita nel tufo, ci accoglie con un cielo nuvoloso ed afoso, ma con la bellezza tipica etrusca che la rappresenta. I fiori ben curati, abitano sui davanzali delle case e fanno da cornice a negozi e ristorantini caratteristici. Tutto delizioso, semplice ed accogliente, un paesino piccolo, sviluppato su un’unica strada che porta fino alla concattedrale di San Pietro (il Duomo). Sono passate da poco le 14, lo stomaco borbotta e finalmente si mangia: ci attende un angolino verde all’interno del giardino di un ristorante tipico, che serve prodotti locali fatti in casa. Mi gusto il pranzo in perfetto relax, mentre un piacevole venticello ci fa compagnia. Il rilassamento è totale, talmente bello, da sentirmi priva di forze e soprattutto senza voglia di fare nulla. Ci sono momenti, che non vuoi pensare a nulla se non goderti la calma del momento. Ma come ogni cosa bella, presto o tardi finisce, come una bolla di sapone che scoppia …così uscendo da quella bolla riprendiamo la via del ritorno.. facendo una piccola deviazione rispetto al percorso iniziale, terminando il tragitto in 6 kilometri anziché 8. Risaliamo le scale che conducono verso il cuore di Pitigliano, ancora una salita, arresto il passo, un sorriso, sgrano gli occhi che stanchi e arrossati, iniziano a sfocare le immagini ma non i colori, che restano un po’ fumé, come il tufo, con il quale è rivestito l’intero borgo. Vicoletti e piazzette si intervallano lasciando il segno indelebile della sua storia e cultura medievale.

SORANO

Oltrepassiamo il paesetto, un ultimo sguardo a Pitigliano, eretto su uno sperone, il tempo per qualche foto ed immortalare l’attimo e si riparte per Sorano, il terzo borgo di tufo della Maremma, arroccato nel verde, con affacci e terrazze dove potersi godere scenari mozzafiato sulla vallata circostante. Visitiamo il paese attraverso un percorso ad anello che inizia in salita, tra piccoli vicoli tortuosi che salgono e che scendono, qui si respira l’odore antico del tempo consumato negli anni. Caratteristico è il Masso Leopoldino, singolare fortificazione ottenuta dallo squadramento di una enorme rupe tufacea e somigliante ad una nave. Questo è il punto più alto, sembra il Titanic in piccolo, da cui poter ammirare dalla cima il borgo che cade a strapiombo, in un letto tutto verde. Saluto la Maremma, portando nel cuore tante emozioni variegate. Dall’entusiasmo alla paura, dalla felicità che dona adrenalina, all’ansia provata lungo alcuni tratti. Tutte emozioni che contribuiscono a farmi sentire viva e fortunata perché la vita è tutto quello che ci accade e che proviamo nell’attimo in cui lo facciamo. Il viaggio di ritorno è sempre un film dove ripercorrere  tutte le scene e le immagini vissute, che sentiamo salire dal cuore per scorrere lungo i centimetri della pelle, lasciando brividi e ricordi incancellabili. Una mini pausa prima di rientrare. Il tempo per rifocillarci davanti ad un tramonto lungo lago a Capodimonte e rientrare a casa per il coprifuoco, stanca ma felice. 

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Daniela Pacelli

Un viaggio nei sentimenti con Daniela Pacelli Chi mi vede mi definisce “Solare”, perché la foschia lieve della malinconia la vede solo chi si ferma un po’ a viverti. Mi chiamo Daniela Pacelli e vivo a Terni, nella bellissima Umbria dal cuore verde. La mia prima passione è stata la scrittura, con il tempo poi mi sono avvicinata sempre di più alla fotografia, imparando a comunicare attraverso un'immagine che potesse raccontare uno stato d'animo, comprendendo che il silenzio spesso vale più di mille parole. Adoro dedicare parte del mio tempo libero alla scoperta di scorci e panorami particolari da immortalare in una foto, per regalarmi e regalare emozioni. Farle arrivare non è sempre facile, ma quando avviene, è il complimento più bello che si possa ricevere. Ho iniziato a gestire la pagina ckickfor_terni a novembre 2019 con l'intento di fare conoscere il territorio ternano in tutti i suoi angoli, borghi, vedute, anche da prospettive non usuali, perché l'obiettivo di chi fotografa, credo sia anche quello di invogliare chi guarda, ad entrare nella scena, a voler essere in quel luogo in quell'istante, o in un futuro qualsiasi. Quindi... "Ovunque tu vada, vacci sempre con tutto il tuo cuore"

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